La svolta degli Ufficiali Giudiziari Rumeni

By | Giugno 11, 2019

La svolta degli Ufficiali giudiziari rumeni

In Romania, prima della Legge 188 del 2000, entrata in vigore nel 2001, gli Ufficiali Giudiziari erano circa 380 dipendenti pubblici statali.

Però, il Ministero della Giustizia tramite diversi studi sul sistema dell’esecuzione delle sentenze ma anche a causa di un vero bisogno di una figura professionale specifica nel mondo giudiziario, si è reso conto che gli statuti ma anche le prerogative degli UG Rumeni dovevano subire drastici cambiamenti.

Così, già nel 1992 sono iniziati incontri con docenti universitari di giurisprudenza, professionisti e il ministero della giustizia.

A seguito della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Hornsby c. Grecia del 19 marzo 1997), che affermò che l’esecuzione di una sentenza o di una decisione, di qualsiasi autorità giudiziaria si tratti, deve essere considerata come facente parte integrante del « processo » ai sensi dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: se l’amministrazione rifiuta o omette di eseguirla, oppure ritarda di farlo, le garanzie dell’articolo 6 di cui ha beneficiato il soggetto giuridico nella fase giudiziaria della procedura perderebbero ogni ragion d’essere andando contro il principio dell’equo processo che spetta ad ogni cittadino europeo.

Da lì,i lavori degli UG Rumeni si sono incrementati.

In effetti, nel 1998 l’associazione degli UG Rumeni diventa la Camera Nazionale degli UG esclusivamente finanziata dai fondi propri dei suoi membri per “solidarietà professionale“.

Essi lavoravano già con l’appoggio dell’UIHJ che aveva, già nel 1997, chiesto un incontro con il ministro rumeno della giustizia: da allora, si sono susseguiti diversi incontri di lavoro con membri del Ministero, professionisti della Giustizia (UG, avvocati….), docenti di procedura civile, che hanno fornito un contributo molto importante mettendo in evidenza l’importanza dell’articolo 6, relativo al Diritto ad un equo processo, della CEDU che recita: «Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, (…) ed entro un termine ragionevole da un tribunale (…) il quale deciderà sia delle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile (…)»

Quindi con la volontà di rispettare il Principio di separazione dei poteri nello stato di diritto fino alla fine del processo giudiziario ma soprattutto affinché gli UG siano più efficaci nelle loro esecuzioni,con la legge citata in precedenza, gli UG Rumeni sono diventati dei liberi professionisti.

Con entusiasmo, solidarietà professionale e constanti appoggi ministeriali ma anche da parte dell’UIHJ, nell’arco di due mesi erano già tutti operativi!

Certo non è stato facile ma quando un tale progetto va a soddisfare aspettative così importanti per la Giustizia e i cittadini si riesce sempre a farvi fronte in ogni modo: questo non è il proprio dell’uomo?

Nel 2004, nell’occasione del symposium degli UG, a Sinaia, in presenza del presidente della Repubblica di Romania, Ion Iliescu, e tanti partecipanti del mondo giudiziario si dimostrava quanto la Romania, e in particolare gli UG, erano legati alla cura della prossima adesione della Romania all’UE.

L’UIHJ era presente al seminario internazionale di Costanza (Romania) dal 21 al 23 luglio 2005 con il tema: “Lo statuto dell’ufficiale giudiziario: distinzione e confronto con lo statuto con gli standard europei

Per dare una speciale dimensione a questo evento, il Presidente Ducu aveva invitato un ampio gruppo di rappresentanti delle camere nazionali d’Europa.Nei loro interventi successivi, i vari oratori hanno evidenziato il particolare settore dell’esecuzione forzata in relazione alle norme comunitarie.

Nel 2005, L’Unione nazionale degli ufficiali giudiziari della Romania (UNHJR), sotto la guida del suo presidente Ducu, ha lanciato ufficialmente, a Bucarest, il programma per l’attuazione di una struttura di formazione per gli ufficiali giudiziari in Romania.

Durante la conferenza organizzata dall’Università Ovidius di Costanza in Romania nel 2014, il presidente dell’UIHJ, Leo Netten, e il rettore dell’Università, Ion Bordeianu, hanno firmato un accordo di cooperazione tra l’UIHJ e l’Università Ovidius di Costanza che si concentra sulla collaborazione in materia di formazione tra queste due istituzioni. Un tale accordo è stato un forte messaggio per la comunità giuridica ed è stato specificato che l’elaborazione di un Codice mondiale dell’esecuzione potrà essere realizzato solo grazie agli sforzi congiunti di teorici e professionisti, come risulta dagli accordi di cooperazione con le università.

A conclusione di questo evento, si è svolta una solenne cerimonia durante la quale Natalie Fricero, docente all’Università di Nizza Sophia Antipolis, membro del Consiglio Scientifico dell’UIHJ, è diventata dottoressa Honoris Causa dell’Università di Giurisprudenza Ovidius, titolo accademico onorario conferito ad una personalità eminente.

Ma prima di continuare sulla svolta della professione in Romania, vorrei tornare un po’ indietro nel tempo.

All’interno del Consiglio d’Europa, molte strutture, come è la CEPEJ, garantiscono l’efficacia dei diritti umani e delle libertà universalmente riconosciute, che sono le fondamenta della giustizia.

Nelle sue diverse relazioni , la CEPEJ esamina i criteri di efficienza nell’esecuzione delle decisioni in relazione alle varie raccomandazioni sull’esecuzione delle decisioni civili, penali e amministrative.

Con l’assistenza dell’UIHJ, il Consiglio d’Europa ha elaborato la raccomandazione Rec (2003) 17 sull’esecuzione delle decisioni giudiziarie, adottata dal Comitato dei ministri il 9 settembre 2003.

Sono segnati i primi passi verso l’uniformazione della professione di ufficiale giudiziario in Europa.

In accordo con la definizione adottata dalla raccomandazione (Rec(2003)17), per esecuzione si intende “dare effetto alle decisioni giudiziarie e ad altri titoli esecutivi, giudiziali o extragiudiziali, conformemente alla legge che obbliga il convenuto ad astenersi dal fare o a pagare quanto deciso“.

Ma come garantire che l’esecuzione delle decisioni sia efficace, tempestiva e a costi ragionevoli, nel rispetto dei principi stabiliti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dal Consiglio d’Europa nel settore dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali?

Chi deve eseguire le atti esecutivi?

Come devono essere condotti?

L’obiettivo delle linee guide è di rispondere con precisione a queste domande e soprattutto di consentire una migliore attuazione della raccomandazione n. 17 sull’applicazione delle norme.

Esse, elaborate dal gruppo di lavoro CEPEJ-GT-EXE, sono state adottate dalla CEPEJ nella 14a riunione plenaria del 10 dicembre 2009 e adottate il 17 dicembre 2009 dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, ovvero da tutti i 47 Stati membri del Consiglio d’Europa.

L’UIHJ ha presentato ufficialmente il Codice Mondiale di Esecuzione il 5 giugno 2015 durante il 22° Congresso Internazionale degli Ufficiali Giudiziari a Madrid (Spagna).L’obiettivo perseguito dall’Unione è stato quello di definire una serie di regole e norme fondamentali condivise da tutti gli 85 Stati aderenti, con lo scopo di stabilire procedure di esecuzione civili che rispettino lo Stato di diritto, la certezza del diritto e i diritti umani in conformità con la raccomandazione n. 17 e le Linee Guide.

Ne consegue che questo codice è stato concepito come un modello di legge, vale a dire uno strumento giuridico per facilitare lo sviluppo di adeguate disposizioni legislative da parte dei paesi che desiderano migliorare il loro sistema legislativo, istituire procedure civili di esecuzione o modernizzare la loro legislazione in questo settore per allinearla agli standard internazionali.

Il codice mondiale dell’esecuzione o legge modello definisce le disposizioni più pertinenti accettate dalla grande maggioranza degli Stati membri dell’UIHJ, alla luce delle varie legislazioni nazionali, nonché la prassi dei vari agenti esecutivi coinvolti nelle procedure di esecuzione degli Stati.

I colleghi rumeni, non si sono accontentati dalla riforma del 2001 e sono sempre andati avanti nella ricerca di migliorare il loro ruolo nell’ambito della giustizia e aiutare i cittadini con un accesso più facile e meno costoso a quest’ultima.

Con l’aiuto di un’economista specializzata nella redazione di progetti europei retribuita dalla loro camera nazionale, hanno presentato il progetto chiamato “Migliorare l’accesso alla giustizia sviluppando e applicando nuove regole e strumenti nell’esecuzione delle sentenze. (POCA/113/2/3)”.

Sono stati stanziati 1,5 milioni di Euro dall’UE, di cui 98% a fondo perduto, per il piano di sviluppo iniziato nel 2015 e che finirà nel 2020.

Gli obbiettivi principali sono il miglioramento della trasparenza e dell’integrità del servizio pubblico offerto al cittadino dagli UG a traverso seminari presenziati da docenti universitari, professionisti stranieri e l’UIHJ, formazione continua, corsi pratici e l’elaborazione di una guida delle migliori pratiche.

Sono stati assunti 110 impiegati, dall’Unione nazionale (NUJO) e le camere distrettuale (BC) con alte competenze nell’ambito della dematerializzazione delle procedure d’esecuzione nazionali e transnazionali.

Sono stati creati archivi e registri elettronici per velocizzare, facilitare e proteggere lo scambi di dati tra enti rappresentative della professione ma anche nella ricerche delle informazioni sui debitori ( agenzia delle entrate e PRA).

Mi resta solo di augurare che tali cambiamenti possano accadere in Italia affinché la professione possa essere riconosciuta come lo dovrebbe essere per il futuro della giustizia e il bene dei cittadini.

Ringrazio immensamente il Dott. Adrian Stoica per il suo prezioso aiuto e il tempo che mi ha concesso malgrado che sia un professionista molto impegnato essendo Ufficiale giudiziario ma anche Rettore dell’ Università di giurisprudenza di Constanza in Romania.

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