Resoconto del consiglio permanente dell’UIHJ

By | Dicembre 17, 2018

Scarica qui il documento pdf

Il Consiglio permanente del 2018 è iniziato con la riunione dei presidenti delle delegazioni europee, durante la quale sono stati discussi vari punti relativi alle attività circoscritte ai paesi europei aderenti all’UIHJ.

In primo luogo, è stato spiegato che l’UEHJ – Unione Europea Ufficiali Giudiziari – si è trasformata in una fondazione che promuove progetti e finanziamenti europei volti allo sviluppo e all’armonizzazione della professione dell’Ufficiale Giudiziario. il suo scopo – in collaborazione trasparente con l’UIHJ – è quello di incrementare la coesione tra gli ufficiali giudiziari in Europa e fare da contrappeso con le organizzazioni che rappresentano le altre professioni legali.
In seno al consiglio europeo dell’UEHJ sono stati approfonditi i vari regolamenti europei che trattano l’esecuzione dei titoli e il suo impatto sulla nostra professione e sui paesi membri UE.

In occasione della revisione del regolamento 1393 /2007 del 13/11/2007 relativo alla trasmissione degli atti giudiziari ed extragiudiziali in Europa, l’UIHJ ha partecipato alle discussioni presentando varie proposte ritenute necessarie. Infatti, l’evoluzione delle modalità di notificazione è innegabile, ma la Commissione Europea a volte sembra ignorare il dovere di informazione che ogni pubblico ufficiale è tenuto a fornire al destinatario dell’atto nonché l’elevato livello di sicurezza permanentemente richiesto.
Alcune di queste proposte di revisione del regolamento presentate nel 2018 prevedono:
– Dematerializzazione sicura dei documenti attraverso la piattaforma E-CODEX.
-Realizzazione dell’elenco elettronico degli ufficiali giudiziari in Europa e nel mondo al fine di ottenere una maggiore visibilità e facilitare gli scambi tra professionisti e colleghi.
-Eliminazione degli organi mittenti e riceventi al fine di consentire che ogni ufficiale giudiziario possa trasmettere ad un collega straniero un documento che deve notificare nel suo paese.

La Commissione europea inoltre sta prendendo in considerazione la possibilità di una notificazione elettronica diretta da una parte in causa al suo destinatario residente in un paese straniero: questo metodo di notifica è estremamente criticato dall’Unione.
Infatti, ci sono molte difficoltà come la validità nel tempo di un indirizzo e-mail, gli spam, i filtri impostati in un computer o un guasto, e naturalmente l’Hackeraggio che potrebbe modificare il contenuto stesso dell’atto stesso.
Così come, d’altro canto, anche la notifica per posta presenta difficoltà: l’incertezza dell’indirizzo e della qualità del destinatario, la mancanza di qualificazione dei servizi postali, l’illeggibilità delle informazioni di consegna ecc.

Con questi due metodi è ovvio che il magistrato non potrà essere certo che il destinatario dell’atto sia stato effettivamente informato. Di conseguenza, l’unica garanzia per per il destinatario è quello di essere informato dei suoi diritti e dei suoi obblighi risiede in una notifica fatta personalmente da un ufficiale giudiziario, ufficiale ministeriale, giurista sul campo che, da solo, può garantire il rispetto dei diritti e dei doveri dei cittadini, cioè la sicurezza giuridica relativa ai diritti delle parti in causa, “elemento fondamentale da salvaguardare in un contesto transnazionale”, in tutti gli Stati membri dell’Unione europea.

Dal vertice europeo di Tampere dell’ottobre 1999, l’UE ha riconosciuto la necessità di fare dell’esecuzione delle sentenze una “forza viva” essenziale per l’integrazione europea. Da allora sono stati intrapresi numerosi lavori che hanno dato luogo a una legislazione ampia e spesso complessa: regolamenti sul riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze, sulla notificazione e comunicazione degli atti giudiziari negli Stati membri e le varie legislazioni sul titolo esecutivo europeo, il decreto ingiuntivo europeo, il sequestro conservativo dei conti bancari, ecc.

Uno degli obiettivi statutari è rappresentata dalla Raccomandazione Rec (2003)(17), del 9 Settembre 2003, del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che ha lo scopo di consentire una migliore applicazione degli strumenti giuridici internazionali riguardanti l’efficacia della giustizia ed in particolare sull’esecuzione delle sentenze. La presente raccomandazione stabilisce, da un lato, i principi guida in materia di esecuzione e, dall’altro, determina le norme minime applicabili ai soggetti preposti all’esecuzione.

Le linee guida del Comitato dei Ministri sono state présentate discusse e poi approvate dal CEPEJ – Commissione Europea per l’efficienza della Giustizia – in occasione della 14ma riunione plenaria a Strasburgo, il 10 dicembre 2009.
Le linee guida riguardano tutti i suoi aspetti: formazione iniziale e continua, accesso alla professione, organizzazione della professione, status, funzioni in esclusiva e accessorie, poteri, accesso alle informazioni, remunerazione e costi, diritti ed doveri, etica, disciplina , responsabilità e controllo.

Per quanto riguarda l’accesso alla professione, la CEPEJ precisa che “gli Stati membri dovrebbero accreditare come agenti d’esecuzione solamente i candidati in possesso di un livello di formazione all’altezza della complessità del loro mandato”.
Per la CEPEJ, “una formazione professionale di alta qualità è importante per l’amministrazione della giustizia e per accrescere la fiducia degli utenti nel rispettivo sistema giudiziario” e “l’agenti d’esecuzione dovrebbe essere sottoposto ad un sistema di formazione professionale continua obbligatoria “.
Gli Agenti d’Esecuzione dovrebbero essere incaricati di procedere alla significazione degli atti giudiziari in ambito civile, e in questo ambito, “le disposizioni relative alle condizioni per una consegna sicura dei documenti dovrebbero essere elaborate dagli Stati membri. Inoltre, “qualora le dalle informazioni scaturiscano dei diritti e delle obbligazioni, è dovere dell’agente di esecuzione vigilare affinché i soggetti coinvolti siano sufficientemente informati e in tempi utili”.

Per quanto riguarda l’organizzazione della professione, il CEPEJ indica che “nell’interesse della buona amministrazione della giustizia, sembrerebbe auspicabile che la professione di agente di esecuzione sia organizzata sotto forma di un organismo professionale che rappresenti l’insieme della professione”, l’adesione di agenti per l’organo di rappresentanza dovrà essere obbligatoria.
Attualmente, nell’Unione europea, gli ufficiali giudiziari liberali sono la maggioranza. Le ragioni che hanno indotto gli Stati, soprattutto gli Stati dell’ex blocco sovietico, a ricorrere a questo sistema sono stati i criteri di efficienza e sicurezza, ma anche economici, poiché lo Stato non ha dovuto sostenere i costi molto elevati associati all’efficiente funzionamento del servizio .

Pertanto solo un professionista soggetto a uno statuto preciso e regolato, sia esso liberale che funzionario, che garantisca la qualità dell’applicazione della normativa, richiedendo un elevato livello di qualificazione giuridica, soggetto a obblighi di formazione iniziale e continua e dovendo rispettare norme rigorose di etica professionale abbinate a procedure disciplinari, potrà rispettare le Linee Guide, per una migliore attuazione della raccomandazione del 2003 nonché quella dellaa CEPEJ del dicembre 2009.

Inoltre di particolare importanza per una giusta Giustizia nei punti dal 18 al 22 la raccomandazione del CEPEJ dispone:
“« 18. I modelli standard potrebbero essere preparati dagli Stati membri per informare gli utenti. Questi modelli potrebbero coprire al meglio le diverse fasi di attuazione, possibilità e modalità di contestazione dell’esecuzione. Potrebbero avere come scopo:
Informare il difensore delle conseguenze dell’esecuzione (comprese le spese di esecuzione) e delle spese se non si conforma alla decisione che lo condanna;
informare il difensore dei provvedimenti esecutivi man mano che vengono eseguiti contro di lui consentendogli di sottomettersi ad esso o, se necessario di contestarlo;
informare scrupolosamente il richiedente sullo stato di avanzamento del procedimento;
informare i terzi affinché, da un lato, i loro diritti siano rispettati e, dall’altro, siano in grado di adempiere agli obblighi che potrebbero avere o, in caso di inosservanza, di valutarne le conseguenze.
19. Le informazioni dovrebbero in ogni caso incoraggiare il difensore a rispettare volontariamente il titolo esecutivo e includere l’avvertenza che, in caso di inosservanza, saranno utilizzate misure di esecuzione e, se necessario, saranno applicate spese supplementari.
20. Gli agenti esecutivi degli Stati membri dovrebbero poter essere in grado di assumersi la responsabilità di tale servizio. A tal fine, i termini e le condizioni per la consegna sicura dei documenti dovrebbero essere stabiliti dagli Stati membri.
21. Quando le informazioni danno luogo a diritti e obblighi, è dovere dell’agente incaricato dell’applicazione della legge garantire che le persone siano sufficientemente informate in modo tempestivo.
22. Qualora i beni del debitore debbano essere venduti all’asta pubblica a seguito di una procedura di pignoramento, i potenziali acquirenti dovrebbero essere informati in anticipo con mezzi di comunicazione efficaci per garantire la più ampia e rapida diffusione delle informazioni al pubblico, preservando nel contempo il diritto alla privacy del debitore. Gli Stati membri dovrebbero proporre norme minime di diffusione che tengano conto del valore stimato dei beni e della loro data di vendita. »

La data del 10 dicembre 2009 rappresenta un evento storico per la nostra professione, ed è una pietra miliare per il suo sviluppo e armonizzazione. Le linee giuda del CEPEJ sono il risultato di una collaborazione lunga, armoniosa e soprattutto efficace tra CEPEJ e UIHJ.
Nonostante siano passati circa dieci anni e in diversi paesi europei (e non solo) sono riusciti ad adottare queste linee guida, ci sono ancora paesi “fanalino di coda”, come l’Italia. Attualmente l’UIHJ in collaborazione con l’UEHJ, sono impegnati a realizzare una piattaforma sicura per la trasmissione di atti transfrontalieri – progetto FAB III (Find a Bailiff) che fa parte del piano E-Justice – come già esiste in Francia o in Belgio. In questo progetto l’AUGE sta monitorando attentamente questo progetto al fine di fornire tutte le informazioni necessarie per finanziare la creazione di una piattaforma di scambio e collaborazione con l’UIHJ, ma soprattutto con i nostri vicini: Francia e Germania, paesi con i quali esistono maggiori interazioni procedurali.
In effetti, questa piattaforma aiuterà ogni ufficiale giudiziario negli scambi transfrontalieri, ma abbiamo intenzione di organizzare sessioni di formazione per i nostri colleghi sugli ultimi strumenti europei per facilitare la loro attività e diventare più efficienti.
Jos Uitdehaag, ufficiale giudiziario, segretario dell’UIHJ e consigliere del presidente Marc Schmidt, ha presentato il progetto ENABLE (Enabling Dematerialized Access to Information and Assets for Judicial Enforcement of Claims in the European Union) che mira ad esplorare soluzioni di giustizia elettronica per smaterializzare gli scambi e le condizioni pratiche per un accesso sicuro alle informazioni e il loro scambio per l’esecuzione delle decisioni giudiziarie nell’Unione europea. I lavori sono iniziati il 1° gennaio 2017 ed hanno una durata di due anni. Attualmente si concentra su otto paesi: Belgio, Bulgaria, Estonia, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi e Portogallo, ma ben presto sarà estesa a tutti gli altri paesi.
Nel corso del consiglio Permanente UIHJ, è intervenuto il delegato del Kosovo il quale in merito alle indagini patrimoniali ha spiegato, che la loro legge impone alle banche di rispondere entro 2 ore alle richieste di informazioni sul debitore formulate dall’ufficiale giudiziario.
Per quanto riguarda la formazione, alcuni paesi, come il Belgio, con la collaborazione dell’Unione, hanno firmato diversi accordi di cooperazione con diverse università in merito alle procedure esecutive tra gli Stati membri U.E.
Il nostro collega rumeno Adrian Stoica nonchè Preside dell’Università di Costanza, ci ha parlato del progetto realizzato tra la Camera Nazionale di Romania, il Ministero della Giustizia della Romania , l’UIHJ e l’UEHJ.
Questo programma mira a “migliorare l’accesso alla giustizia grazie a nuove politiche di esecuzione. Gli ufficiali giudiziari rumeni stanno lavorando per facilitare l’accesso dei cittadini alla giustizia, migliorare lo scambio di informazioni negli archivi elettronici e ridurre i ritardi d’esecuzione dei titoli esecutivi nell’UE.
Come in Francia e in molti altri paesi dell’UIHJ, i nostri colleghi rumeni sono rappresentati a livello nazionale, regionale e locale.

Infine, non meno interessante è stata la trattazione dell’istituto della constatazione – “Verbali di constatazioni e nuove tecnologie: la prova per eccellenza” in cui diversi colleghi hanno scambiato la propria esperienza in funzione della legislazione vigente nel loro paese (Algeria, Costa d’Avorio, Francia, Belgio e Paesi Bassi).
Il verbale di constatazione dell’ufficiale giudiziario è l’atto con il quale, su richiesta del giudice o di un privato, egli registra gli elementi materiali e li descrive in tutta obiettività, senza alcuna opinione o posizione. Una vera fotografia legale che permette di fornire la prova di una realtà in un dato momento.
Concretamente, l’ufficiale giudiziario deve procedere ad una descrizione molto precisa di una situazione, che porterà alla stesura di un documento denominato ” verbale di constatazione “, accompagnato da fotografie o da qualsiasi altro documento utile ad illustrare i risultati.
In questi paesi, l’ufficiale giudiziario, in qualità di pubblico ufficiale ministeriale, giurista neutrale, è l’unico professionista in grado di garantire l’autenticità delle informazioni che saranno oggetto del rapporto nel rispetto della vita privata degli individui.
È innegabile che oggi la tecnica dell’osservazione si è adattata alle nuove tecnologie attraverso l’uso di registratori sonori, sofisticati strumenti di misura, a fotocamera e alte prestazioni, droni ect….
Concludo questa relazione evitando di descrivere il disaggio quando il moderatore della tavola rotonda ha chiesto alla delegazione italiana la nostra esperienza in merito ai verbali di constatazione.
La risposta?
“Sembra paradossale ma in Italia è un istituto non previsto tra nostre competenze!” SIC!

Nonostante ciò, l’AUGE ha chiesto formalmente di partecipare al progetto STOBRA IV che mira all’armonizzazione della costituzione della prova in Europa attraverso la relazione di un ufficiale giudiziario e la stesura di un Libro Bianco sul verbale di constatazione Europeo come progetto preliminare di Direttiva. Solo cosi potremmo essere preparati il giorno in cui alla nostra professione sarà riconosciuta come parte integrante e indispensabile del nostro sistema giurisdizionale.

Ai colleghi italiani, rendere concrete queste linee guida della CEPJ può sembrare utopia, ma è la realtà attuata in molti paesi ( e noi italiani non siamo da meno). Per il nostro paese questo significherebbe iniziare un percorso di riforma seria dell’ufficiale giudiziario italiano e con esso di tutto il processo di notificazione e di esecuzione.

L’ufficiale giudiziario è un elemento essenziale dello Stato di diritto. La figura professionale
dell’ufficiale giudiziario armonizzata nei vari stati contribuirà alla protezione degli scambi
economici e del diritto, ad una migliore efficacia della giustizia, ad una decongestione dei tribunali, e ad una accelerazione dei procedimenti giudiziari grazie anche al contributo delle tecnologie della comunicazione.

Per tutti i motivi suesposti mi auguro, anche per il nostro Paese una riforma seria e concreta per l’Ufficiale Giudiziario che tuteli i creditori e debitori, le imprese e i cittadini tutti e rinnovi la fiducia, indispensabile in uno Stato democratico, che tutti dobbiamo necessariamente nutrire nei confronti della Giustizia e di chi l’amministra.

Julie Sferlazzo
Segretaria AUGE
Il Presidente
Arcangelo D’Aurora



ASSOCIAZIONE UFFICIALI GIUDIZIARI IN EUROPA
-Membro ufficiale dell’Union Internationale des Huissiers de Justice- UIHJ, Paris

2. RELAZIONE DI ARCANGELO D’AURORA AL CONSIGLIO PERMANENTE DI PARIGI
Signor Presidente, colleghe e colleghi, ….. ect…

Vi illustro brevemente la situazione italiana.

Rispetto al precedente Consiglio Permanente, in Italia, nonostante ci sia un nuovo governo, la situazione non è migliorata e tutti gli sforzi che noi dell’AUGE abbiamo fatto non hanno dato quei frutti che meritiamo.
Dopo il congresso di Bangkok , in cui abbiamo realizzato diversi video e relazionato i colleghi e le istituzioni per far comprendere di quanto sia importante adeguare la professione dell’Ufficiale Giudiziario e la legislazione che ci riguarda rispetto alle costanti mutazioni del “mercato del diritto”, la situazione non è cambiata … anzi il contrario.

Anche i sindacati hanno presentato al sottosegretario della Giustizia un elaborato dal titolo “L’Ufficiale Giudiziario a servizio della giustizia per il progresso del paese” il cui contenuto prevede diverse proposte come ad esempio la formazione, le indagini presso le banche dati, il recupero amichevole e così via.
Tali istituti, se pur ci dovrebbero appartenere per diritto in Italia rappresentano ancora oggetto di rivendicazione.
Inoltre la formazione, obbligatoria per tutti i professionisti, a noi, Ufficiali Giudiziari italiani, non solo non è obbligatoria ma molti colleghi sono totalmente a digiuno e ovviamente spesso appariamo non competitivi nello scenario nazionale ed internazionale.

Devo aggiungere però che l’AUGE spesso organizza degli incontri di formazione perché sente sulle proprie spalle il peso di una grande responsabilità: dimostrare anche senza l’aiuto ministeriale che non siamo dei professionisti di serie B.

L’attuale Ministro della Giustizia pare abbia già elaborato un progetto di legge di riforma del codice di procedura civile e se pur non ancora pubblicizzato, ha manifestato la volontà di ascoltare tutte le associazioni per una consultazione e una valutazione.
Anche se non voglio essere pessimista, non possiamo non valutare il fatto che l’attuale ministro è un avvocato.

Dalla lettura dei documenti dei colleghi appartenenti all’Unione, ho constatato che in alcuni paesi è in atto una vera e propria rivoluzione in relazione al “modus operandi” dell’Ufficiale Giudiziario.
Le nuove tecnologie e la stessa “evoluzione” dei debitori costringono molti di noi, sia liberi professionisti che funzionari dello Stato, a ricercare nuove modalità di esecuzione dei titoli esecutivi al fine di garantire efficienza, rapidità e trasparenza al servizio che offriamo al cittadino.
Le insidie costanti che constatiamo in Italia da parte di altre figure di accaparrarsi le nostre attività, oggi minaccia anche altri paesi. Insidie come quelli di professionisti, che se pur non garantiscono l’imparzialità e l’indipendenza perché non appartenenti ad un circuito giudiziario, si muovono sempre con più prepotenza per monopolizzare funzioni proprie dell’Ufficiale Giudiziario.

Fatta questa premessa, mi rivolgo al Presidente dell’Unione al quale chiedo di dare un senso allo slogan proprio dell’Unione stessa: “L’unione fa la forza”

Riteniamo a questo punto che, se è pur vero che l’Unione non può incidere nei singoli governi, è pur vero che nulla vieta di elaborare un progetto di attività comuni in tutti i paesi UE e organizzare, con il patrocinio del CPEJ, una dinamica attività per portare a conoscenza di ogni singolo Stato il progetto stesso.
Sono convinto che solo depositando di persona il progetto sulla scrivania di ogni ministro e spiegando le ragioni di tale armonizzazione si potrà avere successo in quanto solo in questo modo ogni paese sarà in grado di rendere al cittadino europeo un servizio degno, veloce e utile per gli investitori.

Infine desidero esprimere la mia opinione in merito all’uso della tecnologia nel processo di esecuzione. Se pur favorevole in alcuni casi, da un punto di vista sociologico e non solo, stiamo perdendo quel contatto umano a volte indispensabile per risolvere le controversie.
Questo a mio parere è un argomento che va approfondito e trattato come merita perché incide negativamente sui cittadini i quali hanno il diritto di essere informati adeguatamente e noi il dovere, come rappresentanza di uno Stato, di illustrare sulle conseguenze della nostra azione.

Non può essere una giustificazione il fatto che velocizza i processi in quanto, per esperienza personale, una semplice e-mail non garantisce quel diritto costituzionalmente protetto da ogni paese democratico.

In conclusione mi auguro che il mondo giudiziario, sociale, economico ed accademico riconosca il ruolo fondamentale che hanno tutti gli huissiers de justice del mondo. Mi rendo conto che per far questo occorre tanta forza e tanti sforzi per imporre le vere ragioni della nostra esistenza ovvero solidarietà non solo a parole ma con fatti concreti.
Arcangelo D’Aurora
Presidente AUGE